Lo sai che l’Abruzzo esisteva dal Paleolitico? Un viaggio tra Storia e…Vino

Il Paleolitico racconta la storia e la tradizione vinicola che caratterizza le genti d’Abruzzo, oggi la Regione verde d’Europa è l’evoluzione della sua storia millenaria.


L’Abruzzo e le sue genti arrivano da molto lontano. La storia testimonia come fin dall’età paleolitica fossero presenti insediamenti sparsi su tutta la Regione.

In un interessante testo del 2003 realizzato da Carlo Trozzi ‘Il Paleolitico dell’Abruzzo’, c’è testimonianza di come nei comuni di Chieti e Popoli, ad esempio, ci fosse testimonianza di animali lavorati, così come a Guardiagrele di una importante necropoli.

Comino, necropoli, circolo di un tumulo e fosse di sepolture (foto di Lattanzi G., tratta da CulturAbruzzo. Arte, storia e tradizione, anno I, n. 1, aprile-giugno 2005, Carsa edizioni, Pescara 2005, p. 41)

Quest’ultima veniva utilizzata dai popoli che vivevano in quell’area, gli Italici Frentani e a seguire dai Romani, fino al II secolo d.C..

Le ceramiche dipinte, rinvenute in Val di Sangro e sul litorale di Fossacesia, sono un’altra straordinaria testimonianza della storia della Regione.

Testimonianze del Paleolitico sono state rinvenute perfino a 2.500 metri sulla cima della Majella, in località Tre Portoni, nel comune di Pretoro. Secondo gli storici ciò testimonia come le popolazioni d’Abruzzo vivessero di nomadismo stagionale, alla maniera dell’uomo di Neanderthal.

I luoghi delle testimonianze

Oggi è possibile rivivere le testimonianze dell’epoca attraverso il Museo archeologico Nazionale d’Abruzzo e il Museo archeologico La Civitella, entrambi a Chieti.

Il villaggio di Catignano (PE) costituisce un esempio emblematico dell’organizzazione degli abitati neolitici in Italia centrale (V millennio a.C.).

Se volete visitare i reperti degli scavi dove recarvi invece nel teramano, esattamente a Campli dove si trova il Museo archeologico nazionale e in alternativa il Museo archeologico civico ‘Savini’ di Teramo.

La natura è un elemento che caratterizza la Regione, infatti tutti i ritrovamenti del periodo paleolitico dimostrano come la natura abbia influenzato in maniera molto importante la vita di quell’epoca, nelle ricerche del prof. Radmilli si parla di ‘cultura del Paleolitco abruzzese di montagna’.

Questo concetto sarebbe testimoniato dal ritrovamento di pollini e resti fossili organici che permetterebbero di cogliere i segni dei cambiamenti ambientali che si sono succeduti negli anni.

In questo senso merita una menzione speciale l’Ecomuseo del Paleolitico nella Valle Giumentina, che trovate ad Abbateggio, il più importante d’Italia, il secondo in Europa e patrimonio dell’Unesco.

Nato nel 2013 grazie alla collaborazione fra la Sovrintendenza e il Comune di Abbateggio, l’Ecomuseo è stato realizzato con capanne tholos di pietra a secco, con cui è possibile scoprire la vita dei primi uomini del paleolitico fino al mondo agro-pastorale della società contadina, per arrivare alla prima parte del Novecento.

Il villaggio ricostruito ad Abbateggio (PE)

Il Vino all’epoca del Paleolitico
Il Paleolitico racconta già la tradizione vinicola che caratterizza le genti d’Abruzzo, oggi la Regione spicca in tutta Italia e non solo per una importante produzione qualitativa di quello che veniva definito il nettare degli Dei.

Secondo uno studio condotto da Patrick McGovern dell’Università della Pennsylvania, la prima degustazione di vino sarebbe avvenuta nel Paleolitico quando dalle sacche delle pelli animale assaporavano il succo di grappoli d’uva fermentati naturalmente. “L’intero processo è quasi magico, – spiega McGovern -potremmo quasi dire che la fermentazione sia stata la prima biotecnologia”.

Possiamo con assoluta certezza affermare che oggi la Regione Verde d’Europa non è altro che l’evoluzione della sua storia e tradizione.

Intervista a Francesca Margiotta di Cantina Margiotta

In questo senso abbiamo avuto il piacere di colloquiare con Francesca Margiotta, giovane imprenditrice peligna che incarna quello spirito di unione tra passato e futuro, in cui l’innovazione abbraccia la storia e la valorizza nel segno della tradizione.

La tenuta Margiotta a Corfinio (AQ)

Francesca è laureata in Viticoltura ed Enologia, ha un master in Marketing e Management di Imprese Vitivinicole, Enologa oggi è responsabile Vendite Estero ed Italia e Responsabile accoglienza di Cantina Margiotta, in località Pratola Peligna, nella provincia dell’Aquila.


L’azienda di famiglia quando è nata?

La nostra azienda ha una storia centenaria. Siamo nati nel 1910 grazie all’intuizione del quintisavolo Gabriele Margiotta che cominciò ad impiantare Montepulciano con l’antica forma d’allevamento ad Alberello.
Un lungo cammino che nel 2015 portò mio padre Carlo Mario insieme a nonno Silvio ad investire sulla trasformazione enologica ed aprimmo la Cantina, che oggi produce e commercializza vino all’interno di un mercato globale che impone sfide impegnative e affascinanti.
Oggi abbiamo 10 ettari tutti impiantati a viti autoctone. Se parliamo di vini bianchi, lavoriamo Trebbiano, Pecorino ed un piccolo appezzamento è dedicato al Moscato con cui produciamo una bollicina dolce.


Quali varietà lavorate?


Per quanto riguarda le varietà a bacca rossa utilizziamo 100% Montepulciano per la produzione del Montepulciano d’Abruzzo nei vari affinamenti mentre per la sua forma rosato, vero principe del territorio Peligno, il Cerasuolo d’Abruzzo!


Cosa significa oggi produrre vino?


Produrre vino significa essere custodi di una nobile arte. Essere al passo con la tecnologia significa produrre vini più sostenibili, sia da un punto di vista ambientale che economico. Il rispetto per la tradizione e le peculiarità dei vini DOC significa identificare in ogni goccia del proprio vino un territorio intero, la storia di una famiglia, l’autenticità del suo carattere: da qui la nostra scelta di produrre solo vini puri.


Come riuscite a coniugare tradizione e innovazione?


Il Mercato del Vino è un mercato poliedrico, fatto di mille prodotti e produttori: tutto sta nel posizionarsi nella giusta nicchia di mercato.

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